Nel 2026 conviene investire nel networking o nell’intelligenza artificiale?

La risposta giusta è: tutti e due. La risposta che probabilmente non piacerà a qualcuno è: prima il networking. Perché puoi conoscere ChatGPT, Claude, Gemini, Midjourney, Kling, Veo e qualsiasi altra AI che uscirà domani mattina. Puoi sapere tutti i prompt a memoria. Puoi essere quello che su LinkedIn scrive: “AI Expert | Automation Specialist | Prompt Engineer | Future Evangelist”.

Ma se poi non hai nessuno che ti chiama per lavorare, rimani semplicemente uno molto bravo a usare l’intelligenza artificiale. L’AI è probabilmente lo strumento più potente degli ultimi 20 anni. Su questo non ci piove. Ma c’è una cosa che continua a essere più potente dell’intelligenza artificiale: le persone. Le persone ti presentano clienti. Le persone ti consigliano. Le persone ti fanno entrare in stanze dove, da solo, non saresti mai entrato. E soprattutto, le persone comprano dalle persone, non da ChatGPT.

Per questo io investirei tantissimo nel networking. Vai agli eventi. Prenditi un caffè con qualcuno. Scambia il numero di telefono. Presentati. Fatti conoscere. Portati dietro un portfolio. Racconta chi sei, cosa fai e perché dovrebbero ricordarsi di te. Perché magari oggi quella persona non ha bisogno di te, ma tra un anno potrebbe essere proprio quella che ti fa fare il salto di qualità.

L’intelligenza artificiale, invece, la imparo quando mi serve. Un cliente mi chiede una cosa? Perfetto. Imparo quello strumento. Mi serve automatizzare la parte amministrativa? Studio il software che mi risolve quel problema. Devo creare un video con una nuova AI? La apro, la studio e la uso. Non sento il bisogno di passare le giornate a rincorrere ogni nuovo tool che esce, perché tanto domani ne usciranno altri dieci.

Quello che invece non puoi recuperare in una settimana sono cinque anni di relazioni costruite bene. E c’è un’altra cosa che secondo me molti sottovalutano: le competenze diventano vecchie, i rapporti di fiducia no. Quindi sì, studia l’intelligenza artificiale. Sarebbe folle ignorarla. Ma non commettere l’errore di pensare che basti conoscere qualche prompt per avere una carriera. La carriera la costruiscono le persone che si fidano di te.

Non sai come creare networking? Ti dico come ho fatto io.

Creare relazioni in questo campo non è semplice. Soprattutto all’inizio, quando nessuno ti conosce, nessuno sa come lavori e il tuo portfolio è composto principalmente da frasi tipo: “Sono creativo, determinato e appassionato di comunicazione”.

Il problema è molto semplice: nessuno ti paga per delle capacità che dici di avere. Ma, allo stesso tempo, difficilmente qualcuno rifiuta quelle stesse capacità se gliele offri gratuitamente.

Ed è esattamente quello che ho fatto io all’inizio: ho lavorato gratis.

Cinque contenuti per un’azienda. Cinque contenuti per un imprenditore. Cinque contenuti per una pagina che aveva bisogno di migliorare la propria comunicazione. Un obiettivo preciso: dimostrare il mio valore.

Quando nessuno conosce il tuo valore, la prima cosa che puoi fare è donarlo a qualcuno a cui potrebbe servire.

Se lavori gratuitamente per due mesi e sei realmente bravo, prima o poi qualcuno ti dirà: “Senti, vediamoci. Come possiamo continuare questa collaborazione in modo più strutturato?”. Ed è lì che il favore diventa un lavoro vero, retribuito, con responsabilità, obiettivi e aspettative precise.

Lavorare gratis all’inizio ha anche un vantaggio enorme: ti permette di sperimentare. Puoi sbagliare, correggere il tiro, cambiare stile, testare idee e capire cosa funziona davvero. Nessuno può pretendere la perfezione da un lavoro che non sta pagando, ma tutti possono accorgersi della qualità che stai offrendo.

Devi farlo in modo strategico, scegliendo bene le persone e le realtà con cui collaborare.

Quindi il mio consiglio è questo: per due mesi vacci sotto seriamente. Produci, proponi, presentati, crea valore e fatti vedere.All’inizio il tuo curriculum può anche essere vuoto, ma se lasci cinque contenuti fatti bene sulla scrivania giusta, potrebbe non rimanerlo ancora per molto.

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